Teatro Farnese - Parma

I luoghi della mostra

Il Teatro Farnese

Situato al primo piano del Palazzo della Pilotta, il Teatro Farnese occupa un grande salone che era originariamente destinato a "Sala d'arme", riadattato e trasformato in teatro tra 1617 e 1618, su progetto dall'architetto ferrarese Giovan Battista Aleotti detto l'Argenta. Costruito in brevissimo tempo, usando materiali leggeri come il legno, stucco e cartapesta dipinti, il teatro nacque per volontà di Ranuccio I, duca di Parma e Piacenza dal 1593 al 1622, in previsione dei festeggiamenti per la visita di Cosimo II de’ Medici, con lo scopo di instaurare un’alleanza politica attraverso un matrimonio. Sfumato il viaggio di Cosimo, l’inaugurazione avvenne solo nel 1628 per le nozze di Odoardo Farnese e Margherita de’ Medici, con l’opera Mercurio e Marte musicata da Claudio Monteverdi con testi di Claudio Achillini. Si trattava di uno spettacolo allegorico-mitologico arricchito da un torneo e culminante in una grandiosa battaglia navale. Considerata la complessità degli allestimenti scenici e i loro altissimi costi il teatro fu utilizzato soltanto nove volte, in occasione di matrimoni ducali o importanti visite di stato. Quasi completamente distrutto da un bombardamento aereo alleato nel maggio del 1944, il teatro è stato ricostruito secondo il disegno originario e abilmente inserito nel percorso museografico della Galleria Nazionale, costituendo lo scenografico accesso alle sale espositive.

La Galleria Nazionale

Le collezioni della Galleria Nazionale di Parma traggono origine dalla Ducale Accademia di Belle Arti, istituita nel 1752 dal duca don Filippo di Borbone (1749-1765) all'interno del Palazzo della Pilotta. La neonata Accademia, con la propria "quadreria" e i reperti provenienti dagli scavi di Veleia, andarono a costituire, insieme ai dipinti vincitori dei concorsi annuali di pittura, il nucleo originario della storica Galleria. La nascita di una vera e propria istituzione museale pubblica avvenne nei primi decenni dell’Ottocento ad opera di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza dal 1816 al 1847, e coincise con un ulteriore ampliamento e una definitiva sistemazione delle collezioni ducali secondo un progetto di esposizione organica realizzato dall'architetto Nicola Bettoli e dal pittore ed incisore Paolo Toschi, direttore dell'Accademia a partire dal 1820. L’attuale allestimento è frutto di un articolato progetto dell’architetto Guido Canali realizzato in più tempi a partire dagli anni Settanta del Novecento, che ha completamente rinnovato gli spazi e l’ordinamento espositivo della Galleria.

Il Salone Maria Luigia

Sede della mostra è l’ampio e luminoso Salone che in origine ospitò la prima Galleria pubblica cittadina voluta dalla duchessa Maria Luigia d’Asburgo. Si accede al salone direttamente dall’atrio della Galleria Nazionale, dove sono esposti una serie di busti settecenteschi di scultori italiani e francesi, passando attraverso la grande Sala Ovale, ove si possono ammirare le due colossali statue di epoca romana raffiguranti Ercole e Bacco, provenienti dagli Orti Farnesiani sul Palatino a Roma. L'intervento allestitivo, completato agli inizi degli anni Novanta, si è posto l'obiettivo di recuperare, senza rinunciare alle più moderne tecnologie di conservazione, il museo ottocentesco, nelle sue preziose cromie e nella dimensione scenografica del grande vano rettangolare, scandito dal colore grigio verde delle pareti e dalle imponenti colonne corinzie. Sulle pareti trovano posto distribuiti su più file i dipinti dei vincitori dei concorsi accademici premiati fra il 1761 e il 1795 e i ritratti dei maestri francesi e parmensi di tradizione illuminista legati alla corte del duca don Filippo e del figlio don Ferdinando di Borbone. Al centro del salone, concluso da una nicchia che inquadra la celebre statua canoviana della duchessa Maria Luigia, è collocato un imponente Trionfo da tavola dello scultore catalano Damià Campeny (1803), opera fastosa di gusto marcatamente neoclassico.

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